Siamo stati diecimila sabato a camminare a Milano da piazza Medaglie d’Oro fino al Corvetto, insieme alle realtà che hanno dato vita alle UTOPIADI liberando l’ex Palasharp: attivist* e famiglie, alpinist* e movimenti ecologisti, amanti e abitanti delle montagne, reti dello sport popolare, collettivi, movimenti per la casa, sindacati di base, comunità palestinese, comitati territoriali.
Abbiamo camminato per squarciare il velo della propaganda olimpica. Per rompere quell’immaginario di festa e progresso che nasconde alberi abbattuti, territori saccheggiati, miliardi sottratti alle politiche pubbliche, una montagna ridotta a scenografia per novanta secondi di gara, distruzione su scala industriale dell’ambiente. E lo abbiamo fatto con i corpi, le voci, la creatività, l’ostinazione.
Così si conclude per noi il cammino da Cortina a Milano. Un’esperienza che dimostra concretamente la possibilità di usare l’arte come strumento per una nuova militanza. Il cammino ci ha permesso di entrare in contatto con realtà di movimento ed è sfociato in un corteo, nei simboli, nelle azioni e nei canti che lo hanno animato, connotandolo anche artisticamente, ibridando i linguaggi della scena e quelli della piazza.
Un punto di partenza verso nuovi orizzonti dell’abitare politico, della ricerca artistica e della lotta poetica.
Ci avete sradicato come si sposta un ostacolo. Ma avete solo aperto un varco: una radice è una promessa che lavora nel buio.
Foto di Matteo Colella.