Debutto ottobre 2025
Dai 4 anni.

Odissea Sonora è un’installazione che guida i bambini e le bambine in un’esperienza di scoperta e meraviglia. Materia, movimento e suono si intrecciano per creare un racconto poetico  del viaggio di ritorno verso Itaca.

Odissea Sonora può essere fruita sia come installazione artistica e sonora, da esplorare liberamente nello spazio, sia come spettacolo in cui le performer guidano l’esperienza attraverso azioni, racconto e interazione con il giovane pubblico.

Odissea Sonora trasforma il viaggio epico di Ulisse in un’esperienza sensoriale pensata per i più piccoli. Stimoli sonori, visivi e tattili sono un invito all’esplorazione e all’ascolto di una narrazione vissuta in prima persona. Le sculture presenti, associate a frammenti sonori specifici, sono tappe tangibili del poema omerico.

L’installazione guida i bambini in un’esperienza di scoperta e meraviglia, in cui la materia, il movimento e il suono si intrecciano per creare un racconto poetico. Attraverso il gioco, i piccoli navigatori non solo ascolteranno, ma sentiranno il suono con tutto il corpo, imparando che ogni cosa intorno a loro ha una voce, basta solo saperla ascoltare. L’Odissea è un mondo sonoro travolgente, fatto di terra, mare, vento e dalla voce di creature ancestrali.

Le macchine sceniche prendono vita grazie all’interazione con il pubblico: possono essere esplorate liberamente e autonomamente oppure insieme alle performer: come moderni cantori, guidano il viaggio, animano le sculture, le rendono vive attraverso il gioco del teatro e accompagnano i bambini e le bambine di tappa in tappa evocando, attraverso il linguaggio poetico della rima, la storia di Odisseu.

ideazione e regia Michele Losi | sculture Anna Turina | suono Diego Dioguardi e Giuseppe Messineo | testi delle installazioni Sofia Bolognini | scrittura di scena Sofia Bolognini, Liliana Benini, Anna Fascendini, Michele Losi | in scena Anna Fascendini e Liliana Benini

Rassegna stampa

Siamo tutti compagni di Ulisse, ci sediamo a terra guidati da una narratrice (Anna Fascendini o Liliana Benini) di fronte alle magnifiche strutture – sculture magnifiche di Anna Turina, capace di edificare, con pochi elementi e materiali leggeri, oggetti di forte impatto – che rappresentano la successione cronologica del percorso omerico di ritorno a Itaca; tuttavia in ognuna la dimensione sensibile addensa emozioni (la sorpresa, la paura, ma anche la speranza o il sollievo) in modo delicato, fa fare esperienza diretta, toccare con mano, sfrutta dunque quella dimensione artigianale che permette al pubblico tutto di entrare completamente in relazione con il racconto, parteciparvi e non riceverlo soltanto, come accade in tutte le storie: se dentro ci sono anch’io, la storia è più bella.

Cosa significa raccontare Ulisse ai più piccoli senza scadere in semplificazioni didascaliche o fiabesche? Odissea Sonora, nuova produzione di Campsirago Residenza presentata in prima nazionale al Romaeuropa Festival 2025, dimostra che la risposta esiste ed è sorprendentemente elegante e radicale: il mito si è fatto esperienza.
Michele Losi, ideatore e regista, trasforma il Mattatoio di Roma in un paesaggio poetico da percorrere, dove spazio, suono e materia non sono semplici strumenti scenici, ma co-protagonisti di una narrazione immersiva. Le sculture di Anna Turina, scabre e potenti, diventano presenze viventi: totem, macchine sceniche, stanze di passaggio che i bambini attraversano come piccoli esploratori, percependo la storia attraverso il tatto, l’eco, la vibrazione. In un gesto apparentemente semplice — toccare, spostare, ascoltare — il pubblico più giovane è chiamato a diventare protagonista della propria esperienza, un ruolo che raramente il teatro riserva ai suoi spettatori più piccoli.
Il suono di Diego Dioguardi e Giuseppe Messineo non accompagna semplicemente, ma guida, scandisce, evoca: il mare, il vento, le voci perdute. È un lavoro che insegna a “vedere con le orecchie” e a sentire con il corpo, restituendo il suono come esperienza fisica, come materia viva. In parallelo, i testi di Sofia Bolognini trasformano l’epica in frammenti poetici che sono piccole bussole, indicazioni delicate che guidano senza mai imporre. La scrittura di scena, condivisa da Bolognini, Liliana Benini, Anna Fascendini e Losi, rende la presenza delle performer Anna Fascendini e Liliana Benini un equilibrio perfetto tra guida, narrazione e personaggio: esse incarnano Ulisse senza mai rubare lo spazio alla scoperta dei bambini, dimostrando come il teatro possa essere un’esperienza condivisa, un dialogo tra corpo, voce e materia.
In questo lavoro, ogni dettaglio funziona come una lezione silenziosa di attenzione e meraviglia. Le stanze che conducono dalla guerra e dalle avventure fino al ritorno a Itaca non sono solo scenografie: sono pause, soglie, momenti di sospensione che insegnano a percepire, a immaginare, a ritrovare il ritmo lento del racconto. È una pedagogia del meraviglioso che non edulcora la complessità dell’epopea, ma la rende accessibile con intelligenza e rispetto per la capacità di stupore dei più piccoli.
Odissea Sonora dimostra che l’innovazione teatrale per bambini non è un divertissement leggero, ma una possibilità concreta di educare all’ascolto, alla concentrazione e alla bellezza. È un lavoro che riconsegna il diritto alla lentezza, alla presenza, alla sorpresa — e lo fa senza retorica, senza spiegazioni ridondanti, ma con la naturalezza di chi sa che la meraviglia non va raccontata: va vissuta.
Un percorso breve, trenta minuti che sembrano un giorno intero di scoperta, e che rimane impresso nella memoria per la sua chiarezza poetica e la precisione delle sue invenzioni sceniche. Per chi porta i bambini a teatro, ma anche per chi cerca un’idea nuova di narrazione e interazione: Odissea Sonora non è solo un racconto, è un modo nuovo di abitare il mito, di sentire la storia come corpo e respiro, e di tornare a casa con la sensazione di aver davvero navigato.

Un’esperienza che non ha bisogno di visori o realtà aumentata per essere immersiva: basta una luce, un’ombra, un soffio di voce.
Dentro il ventre del cavallo
Si entra in punta di piedi e già il silenzio profuma di mare. Davanti, un enorme cavallo di legno: il simbolo di un racconto che tutti conosciamo e che qui diventa spazio da abitare. I bambini ci entrano, lo esplorano, ascoltano il suono del vento che vibra dentro lo scafo. Una delle performer sussurra: “Nella pancia del cavallo, finalmente, ora non c’è niente. I soldati, stanchi, non volevano vincere. Volevano la mamma.”
Le parole semplici, delicate, quasi infantili, accendono nei piccoli spettatori un’empatia immediata. È la guerra vista dal punto di vista dell’attesa, non della battaglia.
Ombre, suoni, meraviglia
Ogni stanza dell’installazione è una tappa del viaggio di Ulisse: dalle avventure con Polifemo al canto delle Sirene, fino al ritorno a Itaca. Le sculture di Anna Turina – totem di ferro, corde intrecciate, catene di navi, cavallo di troia, vele sospese – diventano strumenti sonori, oggetti vivi. I bambini li sfiorano, li fanno vibrare, ne ascoltano la voce.
Le performer Anna Fascendini e Liliana Benini guidano il percorso come moderne cantastorie. Le loro mani disegnano figure di luce sulle pareti blu e rosse: ombre che ricordano il teatro orientale, tra kabuki e lanterne magiche. I bambini restano immobili, occhi spalancati. Nessuna tecnologia, solo poesia.
L’arte del giocare sul serio
Ulisse prende il largo con la sua nave e i bambini creano le onde crescenti di un mare dove Poseidone soffia la sua ostilità. Attorno a loro madri, padri, nonni, si ritrovano a fare lo stesso. E mentre la bambina timorosa lascia il posto alla coraggiosa sorellina minore nella grotta dei feaci, un bambino cerca la mano della mamma per affrontare il mare con un salvagente in più.
Odissea Sonora è sì pensata per i più piccoli, ma coinvolge chi li accompagna: perché il viaggio di Ulisse è anche quello di ogni genitore che prova a tornare a casa, dopo mille tempeste quotidiane.
Il sound design di Diego Dioguardi e Giuseppe Messineo crea un mare invisibile: onde, respiri, voci che emergono e si dissolvono. Non c’è musica di sottofondo, ma presenza. È un modo per insegnare ai bambini che ascoltare non significa solo sentire, ma percepire con tutto il corpo. […] 
Odissea Sonora è una di quelle esperienze rare che riescono a tenere insieme arte contemporanea, pedagogia e divertimento. Un modo per riscoprire, insieme ai figli, la lentezza e lo stupore.
Perché vale la pena andarci
Perché è bello vedere un bambino che, invece di fissare un tablet, tende la mano per afferrare un’ombra. Perché l’arte, quando è pensata bene, non ha bisogno di effetti speciali per parlare ai sensi e al cuore. E perché, come recita uno dei versi dello spettacolo: “Abbiamo toccato l’acqua con le mani trasparenti. Ora possiamo tornare a casa.”

E’ stupefacente ammirare come i bambini, abituati ormai solo a stimolazioni passive quali quelle di tablet, smartphone e tv, restino avvinti e incantati da un’opera che restituisce loro la magia dello stupore, il piacere della lentezza, la capacità di un vero ascolto, la possibilità di toccare e annusare.
Siamo erroneamente abituati a considerare i prodotti per bambini come cose di poco conto, semplici passatempi che piacciono solo a loro.
Nulla di più sbagliato. Dietro ogni opera seria per bambini c’è un grande lavoro di studio, analisi, attenzione al linguaggio, scrittura, rimaneggiatura, tentativi e approfondimento.
I bambini hanno una molteplicità di linguaggi da mettere a fuoco e con cui “giocare”. A noi adulti spetta solo il compito di dare loro gli strumenti giusti e Odissea Sonora è questo: uno strumento artistico di conoscenza che attraverso l’immersione poetica diviene esercizio di presenza, allenamento alla meraviglia.

06/11/2025 Flaminio Boni